Salve, lavorando su superTrigger, a un certo punto abbiamo capito una cosa semplice e grandiosa:
ogni volta che rinnovavamo l’impegno col sito, cercando di superare le mille difficoltà dei cambiamenti, lo stavamo facendo per lasciare un segno, e allo stesso tempo abbiamo capito che, nel costruire questo luogo, stavamo dando anche a quanti interessati, l’opportunità di lasciare un segno a loro volta.
La prima cosa che abbiamo fatto — e che invitiamo tutte/i a fare per ritrovare la lucidità— è prendere consapevolezza di sé, a livello naturale.
Per alcuni significherà sottoscrivere per la prima volta un patto con se stessi, per altri rinnovarlo, per altri ancora, semplicemente tornare ad apprezzare il fatto di essere vivi.
Quando si comincia, o quando si ricomincia, la fiducia interiore non c’è ancora.
Non si hanno prove di riuscita, non esiste ancora una visione da rinnovare.
In quei momenti serve un aiuto esterno: non qualcuno che faccia le cose al posto nostro, ma un contatto, un rispecchiamento, qualcosa capace di accendere il circuito della comprensione.
superTrigger.com ha sempre lavorato in questa direzione:
offrire una visione d’insieme dello scenario.
Finché non abbiamo avuto l’ennesimo riscontro: ciò che ha senso, nelle cose umane, nasce prima come idea.
Accettarlo significa anche riconoscere che ogni epoca segue istruzioni che funzionano solo finché il mondo resta lo stesso. Quando il mondo cambia, quelle istruzioni smettono di proteggerci e iniziano a esporci.
E allora è diventato chiaro che senza un approccio ideale, senza una visione — per semplice che sia — si resta dentro il proprio perimetro, che però è venuto in essere, e solo se siamo fortunati sarà adeguato alla nostra essenza.
Senza confronto non c’è evoluzione.
E senza evoluzione non c’è prospettiva.
Tipicamente ogni percorso, personale o collettivo, parte sempre dallo stesso luogo:
da ciò che c’era prima di noi.
La memoria di ieri: la famiglia, gli amici, la scuola, gli amori, le passioni,
le prime canzoni, i film, le paure, le occasioni mancate.
All’inizio tutto questo ci appare come una verità assoluta, totalizzante.
Ed è proprio da lì che nasce la spinta ad andare oltre — in consonanza o in contrasto — per capire, correggere, progettare.
Col tempo ci rendiamo conto che ciò che ereditiamo, ciò che ci piace, ciò che vorremmo essere — ma anche ciò che rifiutiamo, ciò che non ci piace e ciò che non vorremmo diventare — non è che una parte del quadro.
Che inevitabilmente va osservato, non per controllarlo, ma per comprenderlo.
Perché il mondo cambia continuamente, e tutto conta.
Conta ogni gesto, ogni scelta, ogni istante di attenzione. Conta perché basta un errore, un imprevisto, un pazzo, per cancellare in un attimo ciò che abbiamo costruito in anni di studio e lavoro.
Eppure — nonostante tutto — restano le esperienze, gli amici, la scuola, gli amori, i parenti, i film, gli sport, le cose viste e ascoltate. Tutto ci ricorda che la vita è fragile ma ricchissima.
Da questa consapevolezza nasce la nostra missione: promuovere la cultura della consapevolezza che porta alla cultura del progetto.
Perché solo un progetto adeguato può contenere la complessità dello spazio-tempo in cui viviamo, e trasformarla in creazione, in presenza, in segno. Perché c’è un grande bisogno di idee creative adeguate.
Lasciare un segno fa la differenza per chiunque.
P.S.
Il motivo per cui “Tutto conta” è semplice:
nello spazio-tempo, ogni cosa fisica — anche un pensiero — produce un effetto sugli esseri viventi.
Ogni vibrazione, parola, azione o silenzio genera conseguenze dirette sul comportamento del singolo e, di riflesso, sull’intero sistema umano.
Per questo lasciare un segno è inevitabile. [non si può non comunicare]
Sceglierne la direzione, invece, è una responsabilità. [specialmente per chi si rivolge a un pubblico]

