Ieri abbiamo fatto un sogno.
Ci è comparsa una figura antropomorfa, dentro una tuta spaziale, e ci ha detto:
«Il cammino della persona creativa è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri invidiosi e dalla tirannia degli uomini ignoranti. Benedetto sia colui che, nel nome dell’amicizia e della buona volontà, conduce chi gli è vicino attraverso l’oscurità… perché…»
E poi…. il ricordo del sogno svanisce.
Naturalmente, chi conosce Pulp Fiction avrà riconosciuto qualcosa: il nostro inconscio aveva evidentemente deciso di far recitare a un alieno una personale versione di Ezechiele 25:17.
Ma al risveglio, nel ricordare il sogno ci si è riproposta una domanda, perché questo sogno sul pericolo?: il cammino della persona creativa è davvero minacciato?
Probabilmente sì.
Perché se sei una persona capace di inventare qualcosa, per definizione stai cercando di portare nella realtà qualcosa che prima non c’era. E non è affatto detto che ciò che ti circonda sia disposto ad accoglierlo.
Forse c’è persino qualcosa di molto antico dietro questa diffidenza.
Creare significa far esistere ciò che prima non esisteva. È un potere che per millenni gli esseri umani hanno attribuito soprattutto agli dèi. In un certo senso, ogni volta che qualcuno crea qualcosa di nuovo compie un piccolo gesto quasi divino: modifica il mondo ricevuto invece di limitarsi ad abitarlo.
E chi prova a farlo viene spesso guardato con sospetto.
Ci sono l’invidia, la competizione, la paura del cambiamento. C’è chi difende ciò che conosce semplicemente perché lo conosce. C’è il conformismo del gruppo, che tende naturalmente a premiare ciò che riconosce e a diffidare di ciò che devia dalla norma.
E poi c’è una forma di resistenza forse ancora più insidiosa, perché arriva da dentro.
Il dubbio.
La paura di sbagliare, quella di essere giudicati, la tentazione di abbandonare qualcosa perché nessuno sembra capirla. La difficoltà di distinguere un’idea veramente sbagliata da un’idea che semplicemente non è ancora stata compresa.
E così può succedere una cosa paradossale: la stessa persona che genera il nuovo può diventare la prima forza che gli impedisce di nascere.
Forse è anche per questo che l’alieno parlava di qualcuno che «conduce chi gli è vicino nell’attraversamento dell’oscurità».
Perché creare non significa necessariamente procedere da soli. A volte basta una persona che capisce, incoraggia, suggerisce una strada o semplicemente non cerca di spegnere quello che sta nascendo.
I sogni spesso portano in superficie intuizioni che da svegli non abbiamo ancora formulato chiaramente.
E indubbiamente esiste questo aspetto dell’essere creativi che tendiamo alternativamente a ignorare oppure a ingigantire: la resistenza.
Non possiamo eliminarla.
Ma dobbiamo sapere che esiste, perché può diventare determinante nel decidere se qualcosa che ancora non c’è riuscirà mai ad esistere.
Forse allora un consiglio possiamo darlo: se state cercando di creare qualcosa di nuovo, procedete con attenzione. Non sottovalutate le resistenze che potreste incontrare, soprattutto quelle umane.
Non significa avere paura degli altri, né vedere nemici dappertutto. Significa ricordarsi che l’invidia, la competizione, l’incomprensione, ma anche il nostro stesso bisogno di essere approvati, possono condizionare profondamente ciò che stiamo cercando di far nascere.
Proteggere un’idea, almeno finché non è abbastanza forte da reggersi sulle proprie gambe, può essere tranquillamente, considerata come parte dello stesso processo creativo.

