
PALAZZO RIVALDI:
IL CONVENTO OCCUPATO DAI SOGNI
L’edificio patrizio potrebbe raccontare ad un ipotetico visitatore le bellezze della Roma oscura e perfetta del Cinquecento e di quegli Utopisti che l’occuparono abusivamente a metà degli anni Settanta per trasformarlo in un importante crocevia artistico e culturale che sarebbe duranto a lungo, fino agli inizi degli anni Ottanta prima di chiudere definitivamene il portale ad un epoca irripetibile.
C’è un antico convento nel cuore di Roma che può essere considerato l’antesignano dei centri sociali che si diffonderanno un po’ dappertutto in Italia negli anni Novanta. Palazzo rinascimentale alle spalle del Colosseo e con vista sui Fori, cinquemilatrecento metri quadrati organizzati su quattro piani, saloni affrescati, doppio cortile con un ampio giardino interno, un patrimonio stimato in oltre venti milioni di euro ed una storia di oltre cinque secoli, Palazzo Rivaldi da tempo, naturalmente, non ospita più religiosi od opere pie. L’edificio patrizio potrebbe raccontare ad un ipotetico visitatore le bellezze della Roma oscura e perfetta del Cinquecento e di quegli Utopisti che l’occuparono abusivamente a metà degli anni Settanta per trasformarlo in un importante crocevia artistico e culturale che sarebbe duranto a lungo, fino agli inizi degli anni Ottanta prima di chiudere definitivamene il portale ad un’epoca irripetibile.

Renato Nicolini, indimenticato Assessore alla cultura della Capitale, in quegli anni e nei successivi, non mancava mai di ricordare come il Convento occupato fosse l’unico spazio di vita culturale della Roma democristiana, con innumerevoli iniziative teatrali e musicali, con tante e tante mostre di arte contemporanea e molti laboratori di ricerca creativa; e nonostante questo ribollire di attività che permettevano di tenerlo libero e aperto, pur riusciva a conservare il suo fascino segreto e a proteggere i suoi fantasmi. Oggi c’è chi vorrebbe accappararselo per farne uffici sfruttando la sua posizione strategica che lo situa ad un passo dai palazzi della politica, o chi vorrebbe trasformarlo nell’ultimo ricovero per alti (e vecchi) prelati o chi ancora vorrebbe trasformarlo in un inquietante laboratorio di ricerche biogenetiche. Il Palazzo intanto versa in pessime condizioni e non si riesce ad evitare che i micro-crolli ne minino la stabilità ogni giorno di più. Dalla metà degli anni Settanta divenne per i romani il Convento Occupato, racchiudendo in questa sintesi estrema proprio quell’insieme di attività artistiche e culturali, di sperimentazione e politica che si potevano condividere in quegli spazi suggestivi, adatti a svolgere più funzioni contemporaneamente e soprattutto autogestiti; in una parola oggi chiameremmo quella un’esperienza di co-working con un termine che farebbe accapponare la pelle a quei Sognatori che aprirono per primi dopo molti anni le porte del Palazzo.
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In definitiva, tuttavia, si tratta proprio di quello, perchè in quegli ambienti occupati, altrimenti costosissimi, molti gruppi musicali poterono, per esempio, trovare una giusta ospitalità, lavorare con mezzi spartani ma pur sempre disponibili e respirare nell’anima una vera primavera dello spirito e dell’entusiasmo… e non solo. I gruppi vicini al Movimento politico degli anni Settanta, che erano in realtà tanti come stelle di una galassia, prendendo possesso di quelle antiche stanze compirono un gesto storico, pur non essendone del tutto consapevoli, perchè inventarono una forma di partecipazione dei cittadini alla vita intellettuale e culturale (e popolare) della città, dove spesso chi utilizzava quegli ambienti non si distingueva da chi organizzava gli eventi o anche vi prendeva parte come “istruttore sociale” e potevi trovarti, per esempio, a suonare un riff insieme a James Senese dei Napoli Centrale oppure a partecipare al laboratorio di mimo insieme ad Hal Yamanouchi, altrimenti irragiungibile.
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In quegli anni quel Palazzo fu teatro di numerosissimi concerti, spettacoli teatrali d’avanguardia, mostre e corsi di musica, di pittura ed acquaforte e teatro. Fra gli artisti che parteciparono alle attività del Convento Occupato si possono ricordare: gli Stradaperta (il loro concerto del febbraio 1977 fu trasmesso dalla trasmissione RAI l’Altra Domenica, diretta da Renzo Arbore), il cantautore americano Shawn Philips, tornato sulle scene proprio in quella location per la prima volta dopo molti anni trascorsi da un pauroso incidente, il percussionista Tony Esposito, il cantautore Franco Battiato, la pianista Patrizia Scascitelli, il percussionista Massimo de Majo, Muzzi Loffredo, con la prima di “Un Giorno Lucifero” nell’aprile 1978, il gruppo di jazz progressive Il Perigeo, la band dei Napoli Centrale con James Senese, il batterista statunitense Marvin Boogaloo Smithe, il percussionista Karl Potter, che avrebbe poi diretto un laboratorio di percussioni dove passarono tanti interpreti di fama internazionale (qualcuno sostiene di avervi incontrato persino Billy Cobham) e molti altri rappresentanti dell’avanguardia artistica romana ed italiana di quegli anni.
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Conclusasi quell’esperienza negli anni Ottanta, oggi quel Palazzo versa in stato di abbandono ed è minacciato da cedimenti strutturali. Altri fantasmi si sono aggiunti a quelli che lo popolano dal Cinquecento e sono quelli delle tante e tante persone che hanno calpestato in quegli anni quei pavimenti antichi lasciando qualcosa di sè tra quelle mura, ricordi bellissimi di una lontana primavera.

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