Heaven and Hell – Black Sabbath – 1980
The lover of life’s not a sinner [L’amante della vita non è un peccatore], The ending is just a beginner [colui che è arrivato alla fine, è solo all’inizio], i Sabbath vanno subito al punto con queste dichiarazioni, che sottointendono delle affermazioni: non pensare che quello sia un peccatore solo perché è un amante della vita; non pensare che quello abbia concluso qualcosa nel momento in cui ti sembra che abbia finito perché è di già di nuovo all’inizio. E ancora: “Il mondo è pieno di re e regine che ti rendono cieco e ti rubano i sogni.” Il messaggio del brano è una domanda: “qual è la verità?” è un‘inferno o il paradiso? Vince il bianco ho vince il nero?, quello che è certo è che siamo noi che facciamo la differenza. Quello che cerchiamo, definisce quello che troviamo, paradiso o inferno dipendono dalla nostra ricerca interiore. Il paradiso e l’inferno non sono fuori di noi, li creiamo noi stessi in base a cosa cerchiamo, a cosa desideriamo, a cosa vediamo.
Nel parlarvi di Heaven and Hell volevamo focalizzare che il proverbio, “Chi cerca trova” descrive perfettamente come funziona l’essere umano, perché nella realtà dei fatti è una macchina biologia orientata alla ricerca [prima di essere cacciatore l’uomo era cercatore].
Non siamo neutrali, quando andiamo a vedere più da vicino, apprendiamo che il nostro cervello costruisce la realtà filtrandola in base a quello che stiamo cercando, il sistema nervoso si attiva per intercettarlo nell’ambiente, con I meccanismi fondamentali che vengono sintonizzati verso l’obiettivo della ricerca: i sensi, l’attenzione, la memoria. Tutti dovremmo capire che alle volte siamo noi stessi che “facciamo accadere“ le cose, perché di fatto non vediamo il mondo com’è, vediamo il mondo come corrisponde alla nostra ricerca, arrivando al punto di usare delle “menzogne scientifiche”, cioè dinamiche false che noi sappiamo essere tali [se non consciamente sicuramente a livello inconscio], che mettiamo in atto solo per far accadere le situazioni, meccanismi estremamente pericolosi che se cronicizzati possono arrivare a creare una confusione tale, che alla fine non si riesce più a distinguere ciò che è realmente accaduto, da ciò che è avvenuto soltanto a livello mentale.
La dinamica “chi cerca trova” ha quindi sia degli aspetti positivi che degli aspetti negativi, che sostanzialmente dipendono dal lato dal quale ci si approccia:
Lato chiaro:
– La ricerca ti permette di indirizzare il tuo cammino e di avere la possibilità di plasmare il tuo mondo.
– Non stai aspettando che la vita ti caschi addosso, la stai cercando.
– Noti cose che altrimenti non vedresti.
– Rinforzi la tua volontà ogni volta che trovi.
– Anche se non trovi esattamente ciò che volevi, sali di livello.
Lato oscuro:
– Trovi ciò che non va anche dove va tutto bene.
– Ti muovi con il paraocchi ignorando tutto quello che non è legato alla tua ricerca.
– Puoi cadere in circoli viziosi di ricerca infinita, dove non trovi mai pace (per es. facendo continuamente cambiare faccia al tuo nemico, ricercando una perfezione che non esiste).
– La mente diventa schiava del “cercare” stesso, più che del “trovare”.
In estrema sintesi chi cerca attivamente allena la propria attenzione, la propria sensibilità, la propria capacità di vedere connessioni, anche se trova qualcosa di solo parziale o di inesatto, il solo fatto di cercare muove l’intelligenza, accende la passione “Meglio cercare e sbagliare, che continuare a brancolare nel buio”, tanto il vero rischio sta dopo, nella fase di un riscontro, perché quello che si trova va ripulito dall’eventuale distorsione, e va sottoposto a verifica, ma se sì è nel lato oscuro, si rischia di proiettare i propri desideri o illusioni sulla realtà, distorcendola. “Chi cerca trova”, è sempre vero, e anche se ci sono due lati della storia, in linea di massima è un approccio comunque positivo, perché può produrre errori, ma in un certo senso quando si affronta l’ignoto, fare errori fa parte del gioco, e spesso sono gli errori che ci danno il punto di riferimento che ci fa capire il nostro fare.
Solo chi non fa, ci indovina sempre.
La musica fa parte dell’esperienza. riprendi a leggere




