Avete presente Harry, figlio del re d’Inghilterra, e sua moglie Meghan? Hanno fatto una cosa che, comunque la si pensi di loro, richiede un certo coraggio.
Nel gennaio del 2020 decisero di rinunciare al ruolo di membri operativi della famiglia reale britannica. Volevano costruirsi una vita più indipendente e, dopo un primo periodo in Canada, si trasferirono negli Stati Uniti. Nel 2021 Buckingham Palace confermò definitivamente che non sarebbero tornati a svolgere le funzioni precedenti.
Sei anni dopo però, nell’agosto del 2026 Harry e Meghan, insieme ai loro figli, sono tornati a vivere in Gran Bretagna. Non hanno ripreso il loro vecchio ruolo, ma sono comunque tornati nel luogo dal quale avevano scelto di allontanarsi.
Che cosa sia veramente accaduto nella loro testa in questi sei anni non possiamo saperlo. Ma possiamo osservare una cosa: hanno avuto la possibilità, rarissima per una persona cresciuta dentro quella realtà, di conoscerne un’altra, e hanno avuto la forza di seguirla.
Harry soprattutto è passato dall’essere immerso fin dalla nascita in un sistema eccezionale — famiglia reale, istituzioni, privilegi, obblighi, protezione, esposizione pubblica — al tentativo di costruire una vita indipendente negli Stati Uniti.
E soltanto allora ha potuto fare qualcosa che prima gli era praticamente impossibile: confrontare.
Confrontare ciò che aveva con ciò che aveva trovato. Ciò che aveva perduto con ciò che aveva guadagnato. I limiti di una condizione con i limiti dell’altra.
Forse è proprio questo uno dei grandi valori del confronto. Finché conosciamo una sola realtà possiamo giudicarla, amarla, detestarla, perfino fuggirne. Ma è quando usciamo dal nostro mondo e incontriamo quello degli altri che cominciamo a vedere meglio entrambi.
E questa storia ci dà lo spunto per parlare di uno degli elementi di presentazione della nuova versione del sito:
SuperTrigger dedicato alla collettività
Alla fine, dopo tanto pensare, in estrema sintesi siamo arrivati alla conclusione che nel mondo dei creativi una cosa che può fare la differenza è l’ambiente: quello spazio umano che, direttamente o indirettamente, può diventare necessario anche per la comprensione delle cose.
Ed è da qui che nasce la decisione di dedicare superTrigger alla collettività.
La creatività, o più precisamente la generatività, può essere individuale, ma non necessariamente solitaria. Quando esiste una collettività nella quale persone con capacità e personalità differenti condividono un certo modo di vedere le cose, si confrontano, si aiutano e reagiscono a ciò che gli altri producono, l’energia creativa comincia a circolare: un’idea ne genera un’altra, un’intuizione trova qualcuno capace di svilupparla, un riscontro può indicare una strada che da soli non avremmo visto.
Non è un’idea nuova. In forme diversissime, esperienze come la Factory di Andy Warhol, il Bauhaus o, in Italia, molti dei contenitori creati dal mitico Renzo Arbore hanno mostrato quanto possa essere fertile mettere personalità diverse nelle condizioni di reagire tra loro.
Ma non basta riunire delle persone per creare un ambiente creativo. Se lo scenario viene percepito come uno spazio limitato nel quale ciascuno deve conquistare visibilità a scapito degli altri, il confronto può trasformarsi in una concorrenza negativa: invece di alimentare l’ambiente, si comincia a sottrargli energia.
Serve quindi qualcosa di diverso: un ambiente reattivo nel quale l’emergere di uno possa diventare una risorsa anche per gli altri. Perché quando da uno scenario emerge qualcosa di realmente valido, non cresce soltanto chi l’ha prodotto: cresce il valore dello scenario stesso.
Ed è qui che la collettività diventa importante anche come strumento di riscontro. Il singolo creativo ha bisogno di capire dove si trova, se ciò che sta facendo funziona, se sta percorrendo una strada fertile. Una collettività viva può restituire quei segnali, mettere alla prova le idee e contribuire a far emergere le eccellenze.
Lavoriamo per la collettività perché la collettività non è soltanto il destinatario della creatività: può diventare uno degli strumenti che la generano.
Con superTrigger.eu stiamo lavorando per ottenere uno strumento capace di osservare uno scenario creativo, metterne in circolo le esperienze e farne emergere la reale qualità, per poter produrre un vantaggio non soltanto per il singolo artista, ma per tutto l’ambiente del quale fa parte.
CODA
Ormai ci sembra chiaro che pensare di poter capire veramente quanto valiamo e dove stiamo senza sentire la necessità di far parte di una collettività generativa, di un ambiente nel quale riconoscerci e confrontarci, rischia di essere soltanto un modo per prendersi in giro.
Perché è anche attraverso il confronto che possiamo capire dove siamo. E, qualche volta, come probabilmente è successo a Harry e Meghan, persino ricordarci chi siamo.

