United Forces da Speak English or Die dei S.O.D. Stormtroopers of Death, 1985, la leggenda metropolitana dice che dopo che gli Anthrax terminarono di registrare l’album “Spreading the Disease”, era avanzato ancora un po’ di tempo in studio da utilizzare, così i membri Scott Ian e Charlie Benante chiamarono alcuni amici: Dan Lilker [tra i membri fondatori degli Anthrax, che aveva lasciato la band per problemi con il cantante dell‘epoca], e Billy Milano alla voce, e in una settimana registrarono un demo di 63 canzoni: Crab Society North e si misero al lavoro su un album per la Megaforce Records di John Zazula. L’album, intitolato Speak English or Die, fu registrato e mixato in tre giorni, e da allora è stato acclamato come un album di riferimento, tra i primi a fondere l’hardcore punk con il thrash metal, ed è questo il potere delle Forze Unite: con del tempo avanzato in sala, dei musicisti volenterosi, nel giro di 10 giorni realizzano un album che per il genere è uno dei più importanti di sempre.
Ma perché nelle cose umane il concetto di unire le forze con altri è sempre vincente?
Perché siamo incompleti, laddove ogni essere umano ha limiti strutturali:
uno vede meglio, un’altro immagina più lontano, un altro ancora resiste più a lungo etc. etc. ma nell’unione diventiamo un qualcosa di nuovo, più forte, più capace, più resistente, laddove il nostro cervello è progettato per la cooperazione: impariamo guardando gli altri, cresciamo imitando, gli altri ci condizionano emozionalmente, alla fine l’intelligenza collettiva è una delle forze più potenti che abbiamo disponibili, ed è più che la somma dei singoli cervelli.
I musicisti lo sanno, la magia non è come suona il singolo strumento, ma in ciò che viene fuori da vari strumenti che suonano insieme. Ma poi non esiste arte, scienza o civiltà creata da un singolo isolato.
In sintesi unire le forze è vincente perché: colma i limiti del singolo, moltiplica il potenziale, accende nuovi significati, e costruisce un “noi” più grande di ogni “io”.
Ma se Unire le forze è la chiave per vincere, perché a volte non basta? Perché a volte mettere insieme anche persone brillanti, capaci, motivate… non funziona? Cosa manca?
Non basta stare insieme: bisogna volere la stessa cosa, magari uno vuole costruire, l’altro vuole solo brillare, un altro ancora vuole solo dimostrare che ha ragione, un altro vuole risolvere la serata…
Uno dei segnali rivelatori è che non ci si parla, e se non ci si parla, non ci si capisce, un altro è che ci si parla addosso, senza ascoltarsi davvero.
Potrebbe essere che c‘è troppa paura di litigare, e nessuno si espone davvero, si sta tutti sulla superficie, ognuno in equilibrio sulle punte dei piedi, per non smuovere le acque.
Chi è che guida, chi è che segue? Un gruppo può avere anche le idee più belle del mondo, ma se non c’è una guida chiara, o almeno un accordo su chi decide cosa, non si riesce a partire.
Se c’è un singolo che decide tutto lui, gli altri si stancano, perdono l’entusiasmo, smettono di crederci.
Spesso ci si unisce per rabbia, o per paura, o contro un nemico comune, e funziona per un po’, certo. Ma poi la spinta si esaurisce e invece per durare, l’unione deve nascere da un sogno, non solo da una ferita.
Unire le forze non è solo sommare braccia o cervelli, è creare una direzione comune, accettare anche i conflitti, darsi voce, costruire fiducia.

