![L'imperatore Commodo nel passaggio sotto il Colosseo [il passaggio esiste ma questa uscita è immaginaria!] 45510-exit-strategy-400c](https://www.supertrigger.eu/wp-content/uploads/2026/08/45510-exit-strategy-400c.jpg)
Quando vediamo un’opera finita, tendiamo a restare sulla superficie e a guardare ciò che si vede.
Ma spesso i meccanismi che la rendono possibile sono proprio quelli che non si vedono.
Stavamo revisionando la news I passaggi invisibili, dove abbiamo parlato del famoso passaggio di Commodo, qui a Roma sotto il Colosseo, un tunnel nascosto che consentiva all’imperatore di apparire e scomparire dall’anfiteatro, e ci siamo ricordati di un aspetto che all’epoca non abbiamo avuto modo di focalizzare.
Ci è venuto in mente qualcosa come:
“l’assenza di un dispositivo come il passaggio sotto il Colosseo è probabilmente la ragione per la quale oggi capita raramente di vedere capi di Stato, re o leader politici assistere a grandi eventi popolari che in qualche modo li mettono a contatto con la folla, come poteva accadere invece nell’antica Roma.”
Se il presidente degli Stati Uniti potesse assistere al Super Bowl apparentemente come un normale cittadino in carne e ossa, la sua semplice presenza avrebbe una forza enorme nel creare vicinanza tra lui e i suoi elettori.
Oggi la presenza di capi di Stato e sovrani a eventi di massa è normalmente accompagnata da imponenti misure di sicurezza che finiscono inevitabilmente per creare una distanza tra governanti e cittadini.
Per questo oggi è difficile immaginare un capo di Stato assistere a un grande evento popolare con la stessa naturalezza con cui poteva farlo un imperatore romano nel Colosseo, forte del suo passaggio nascosto.
I romani avevano immaginato qualcosa che noi oggi tendiamo a dimenticare.
Nella realtà dei fatti avevano concepito una soluzione architettonica capace di mantenere la presenza pubblica senza rinunciare alla sicurezza.
Se un imperatore doveva assistere ai giochi davanti a migliaia di persone, il rischio esisteva comunque. Bastava una sommossa, un incendio, un incidente o semplicemente una folla difficile da controllare.
La soluzione era consentirgli di comparire improvvisamente e, allo stesso modo, di scomparire improvvisamente.
Un sistema pensato affinché il sovrano potesse arrivare e andarsene senza esporsi inutilmente.
In altre parole, per avere questa possibilità bisogna pensarci prima.
Perché se devi costruire successivamente una via sicura all’interno di una struttura complessa, potrebbe essere impossibile realizzarla. E anche qualora fosse possibile, qualcuno potrebbe venirne a conoscenza e la soluzione perderebbe gran parte della sua efficacia.
Ed è qui che emerge il punto.
Prevenire è meglio che curare.
Se un problema lo vedi arrivare, sei quasi obbligato a immaginare una soluzione prima che si presenti.
Anche perché dopo potrebbe essere troppo tardi.
E forse anche per realtà come questa del “passaggio invisibile” che, a distanza di quasi duemila anni, continuiamo ancora a passeggiare dentro le idee degli antichi romani.
CODA
Oggi molti credono che “Prevenire è meglio che curare” sia semplicemente uno slogan, magari proveniente dalla pubblicità.
In realtà si tratta di una frase molto più antica e profonda.
Molti la collegano a Bernardino Ramazzini, considerato il padre della medicina del lavoro. La formulazione latina compare nelle sue riflessioni sulla prevenzione dei rischi e delle malattie all’inizio del Settecento e, tradotta, suona più o meno così:
“È di gran lunga meglio prevenire che curare.”
Secondo noi, però, questa frase nella sua apparente semplicità è molto più di un principio medico.
È una vera e propria filosofia progettuale.
Vale per la salute.
Vale per l’architettura.
Vale per la politica.
Vale per la sicurezza.
Il problema di questa formula è che quando la si focalizza sembra naturalmente ovvia.
Eppure quanti di noi si fermano a pensare a quello che stanno facendo, prima di mettersi a farlo?
E quanti invece agiscono semplicemente sulla spinta dell’inerzia?

