Giorni fa, dopo tantissimo tempo, abbiamo rivisto una delle comiche di Stanlio e Ollio.
E siamo tornati indietro nel tempo, a quando la televisione era piccola ed era praticamente l’unica finestra sul mondo dei media.
A quei tempi, le loro comiche hanno occupato anni di programmazione, tanto che sembrava avessero realizzato un numero infinito di sketch.
Ricordiamo che Stan Laurel e Oliver Hardy, conosciuti da noi come Stanlio e Ollio, erano rispettivamente un comico britannico e uno statunitense. La loro coppia artistica nacque negli ultimi anni del cinema muto e attraversò con successo il passaggio al sonoro.
Provenendo dal cinema muto, per non parlare del fatto che non avevano neanche il colore e nessuno dei vantaggi tecnologici attuali, la loro comicità era fortemente fisica ed espressiva, e spesso costruita intorno a una formula apparentemente infallibile: trasformare un problema banalissimo in una catastrofe, attraverso una successione di piccoli errori, incomprensioni e reazioni.
Rivedendo uno di questi filmati, abbiamo pensato che questa formula abbia resistito così a lungo perché nasce da meccanismi comuni a tutti gli esseri umani. E che, in qualche modo, quelle comiche possano aver reso il pubblico più consapevole di certe dinamiche.
Pensiamoci.
Di fronte a qualcosa di inaspettato, molto spesso ci lasciamo trasportare dalle emozioni e reagiamo automaticamente, senza riflettere.
La nostra reazione può essere istintiva e non adeguata alla situazione, producendo un’altra conseguenza inaspettata.
A quel punto reagiamo nuovamente, magari con maggiore intensità, utilizzando ancora una volta la risposta che conosciamo.
Ma anche questa non funziona. Anzi, peggiora le cose.
E così via.
Siamo entrati in un circolo vizioso.
Nella logica del dire senza dire, queste comiche possono comunicarci messaggi molto importanti, capaci di aiutarci a vivere meglio, se impariamo a riconoscerli.
Il primo è che non sempre è il problema iniziale a metterci nei guai. A volte sono le nostre reazioni a trasformarlo in qualcosa di molto più grande.
Il secondo è che, quando una risposta non funziona, ripeterla con maggiore intensità non significa necessariamente avvicinarsi alla soluzione. Potremmo semplicemente aggravare il problema.
Il terzo riguarda le emozioni. Non possiamo impedire loro di manifestarsi, e non sarebbe nemmeno desiderabile. Ma possiamo cercare di evitare che siano loro, da sole, a decidere le nostre azioni.
Non si tratta di mantenere forzatamente la calma. Si tratta di conservare un minimo di controllo sul proprio comportamento.
E questo è già un primo passo.
Perché, una volta interrotto l’automatismo, entra in gioco un’altra capacità fondamentale: ragionare su quale risposta sia effettivamente adatta alla situazione inaspettata.
Non tutte le soluzioni funzionano. Non tutte le situazioni richiedono la stessa risposta. E ciò che abbiamo sempre fatto potrebbe non essere ciò che serve adesso.
In fondo, Stanlio e Ollio ci fanno ridere proprio perché continuano a peggiorare situazioni che, almeno all’inizio, sembravano facilissime da risolvere.
Ma quando lo stesso meccanismo si manifesta nella nostra vita, non sempre c’è da ridere.
CODA: Non sempre ci accorgiamo dei meccanismi mentre ci siamo dentro.




