Dal 4 dicembre 2026 al 28 febbraio 2027, presso Palazzo SUMS e la Galleria Nazionale della Città di San Marino, lo FR Istituto d’Arte Contemporanea presenta la mostra «Sea of Sound – Mark Francis a San Marino».
L’artista è anche protagonista del Padiglione di San Marino alla Biennale di Venezia 2026, visitabile fino al 22 novembre.
Mark Francis esplora i rapporti tra pittura, suono e scienza, e ci interessa esperienziare dal vivo la sua visione.
Ci stavamo quindi informando per organizzare quella che, per noi, sarebbe una piccola missione.
E, rendendoci conto che durante il viaggio dovremo comunque restare connessi con i dispositivi, abbiamo avuto un’intuizione e abbiamo verificato le condizioni del roaming telefonico, scoprendo che la nostra intuizione era giusta, con il nostro operatore, le tariffe aumentano. Non in modo drammatico, ma aumentano.
A quel punto ci siamo chiesti: ma qual è, esattamente, il senso della globalizzazione?
Ci è tornata in mente la celebre scena di Non ci resta che piangere, con Troisi e Benigni alle prese con il gabelliere che, per lasciarli passare, pretende continuamente: «Un fiorino!».
Basta percorrere pochi metri, attraversare una soglia, e improvvisamente bisogna pagare. Non per la distanza percorsa, ma semplicemente perché si è oltrepassato un confine. Un confine che non è una barriera fisica, ma una separazione stabilita dall’uomo.
Sono passati più di quarant’anni dall’uscita del film, ma certi meccanismi sembrano ancora funzionare allo stesso modo.
La Globalizzazione
Nel 1983, l’economista Theodore Levitt pubblica sulla Harvard Business Review l’articolo The Globalization of Markets, contribuendo decisamente alla diffusione del concetto di globalizzazione.
È soprattutto negli anni Novanta che il termine entra nel linguaggio comune. La storia della parola, però, è più antica: alcune attestazioni risalgono al 1930, mentre c’è chi colloca l’inizio di una prima grande fase del fenomeno nella seconda metà dell’Ottocento.
Molti hanno utilizzato questo termine per identificare l’era nella quale viviamo.
Nel comune sentire, globalizzazione significa soprattutto vivere in un mondo sempre più unito, collegato e interdipendente, nel quale le distanze geografiche contano sempre meno.
Nell’immaginario collettivo significa poter comprare gli stessi prodotti, ascoltare la stessa musica, vedere gli stessi film, utilizzare le stesse tecnologie e comunicare con persone dall’altra parte del pianeta.
E, come possiamo constatare sempre più spesso, significa anche che un evento economico, politico o sanitario verificatosi in un Paese può avere conseguenze in molti altri.
Ma purtroppo un mondo interconnesso non è necessariamente un mondo unificato.
E poi, come sempre, quando osserviamo le cose più da vicino, emergono aspetti che a uno sguardo superficiale possono sfuggire.
Facciamo un esempio alla portata di tutti: il telefono cellulare.
È un oggetto che rappresenta perfettamente la globalizzazione: progettato in un Paese, costruito con componenti provenienti da altri, assemblato altrove e venduto in tutto il mondo.
Eppure, non tutti possono utilizzare gli stessi servizi digitali, accedere alle stesse informazioni o comunicare attraverso le stesse piattaforme.
Un caso concreto: nell’ottobre 2026, in Cina continentale, WhatsApp, Google e YouTube risultano normalmente bloccati sulle connessioni Internet locali, salvo particolari modalità di accesso.
Come accennato all’inizio spostandoci nell’Unione Europea possiamo utilizzare il cellulare alle condizioni nazionali, entro le regole previste. Fuori dall’area coperta, invece, le tariffe possono cambiare drasticamente.
Ci sentiamo quindi di poter affermare che abbiamo globalizzato il mercato, ma non abbiamo davvero globalizzato il mondo.
Siamo anche musicisti e decisamente è motivo di entusiasmo, l’esistenza della prospettiva di un mondo nel quale tutti possano ascoltare la stessa musica, vedere gli stessi film, utilizzare le stesse tecnologie e comunicare liberamente con persone dall’altra parte del pianeta.
Ma, nel momento in cui scriviamo, questa resta una realtà parziale.
Molte cose devono ancora succedere. E soprattutto ci sono numerose forze che agiscono in direzione contraria.
CODA:
Quando affermiamo che «abbiamo globalizzato il mercato», utilizziamo una sintesi volutamente provocatoria. Anche i mercati, infatti, restano soggetti a confini, dazi, restrizioni e differenze normative.
Con l’esempio del roaming telefonico volevamo soprattutto evidenziare che l’integrazione è disomogenea, non sostenere che la globalizzazione sia assente.




