Ben trovati, continuiamo con gli elementi di presentazione della nuova versione del sito.
superTrigger nasce come supporto allo scenario musicale presente nel territorio metropolitano di Roma, ma per un momento dimentichiamoci dei musicisti, dei locali, dei concerti e delle terze parti.
Che cos’è che ci spinge, nel 2026, a dedicare ancora una parte consistente del sito alla musica intesa come fenomeno? Qual è il valore aggiunto che la musica possiede?
SuperTrigger dedicato alla musica.
Più volte abbiamo trovato conferma della possibilità di utilizzare la musica come una chiave di lettura emotiva delle cose della vita.
Non soltanto ascoltare una musica perché ci piace, quindi, ma provare a osservare che cosa quella musica provoca in noi, perché proprio quella musica ci sta parlando in quel momento, che cosa raccontano di noi le cose nelle quali entriamo in risonanza.
In alcuni casi questo modo di interpretare la musica ci ha aiutato a comprendere meglio il nostro stesso vissuto. Abbiamo trovato riscontri su noi stessi, sulla nostra generazione, sul significato di alcune esperienze, rintracciandoli persino nelle canzoni e nei loro testi.
Ma c’è anche un’altra possibilità.
La musica può essere usata.
Mettiamo una musica mentre corriamo. Ne scegliamo un’altra quando dobbiamo concentrarci. Cerchiamo qualcosa di diverso quando siamo tristi, quando vogliamo caricarci, quando dobbiamo affrontare un viaggio, quando vogliamo ballare o quando, semplicemente, abbiamo bisogno di staccare.
Non lo facciamo soltanto perché quella musica ci piace.
La usiamo.
In qualche modo abbiamo imparato empiricamente che determinati suoni, ritmi e combinazioni musicali sono capaci di modificare il nostro stato.
La musica può aumentare l’attivazione, accompagnare la concentrazione, modificare la percezione del tempo, facilitare il movimento, richiamare ricordi, amplificare o trasformare un’emozione. E può fare alcune di queste cose senza avere bisogno di spiegarcele attraverso le parole.
Da questo punto di vista possiamo azzardare una definizione che ci piace particolarmente:
la musica è una specie di software della nostra dimensione emotiva.
Non nel senso che possa comandare automaticamente ciò che proviamo. Siamo macchine molto più complicate.
Ma la musica può rivelare uno stato, può contribuire a portarci in uno stato differente e, cambiando lo stato nel quale ci troviamo, può cambiare anche quello che in quel momento siamo predisposti a fare.
Di questo meccanismo abbiamo già parlato a proposito dei Musicotropi, gli individui che utilizzano la musica per orientare il proprio stato interno.
Ma possiamo fare un passo ulteriore.
Normalmente giudichiamo la musica come prodotto: questo disco è bello, quella canzone è brutta, questo artista è interessante, quel genere mi piace.
Se cambiamo punto di osservazione, però, possiamo cominciare a considerarla anche per la sua funzione.
Non soltanto:
che musica è?
Ma:
che cosa fa questa musica all’essere umano?
E improvvisamente diventa interessante persino l’esistenza di generi completamente differenti.
Una drum & bass può essere straordinariamente adatta a produrre un certo tipo di attivazione; un brano ambient può favorirne una completamente diversa; il rock può avere una funzione, il glam un’altra, una canzone pop apparentemente “commerciale” un’altra ancora.
Non esiste necessariamente una musica superiore alle altre: esistono strumenti differenti per stati, situazioni e necessità differenti.
Ed è anche possibile che questo contribuisca a spiegare perché ci avviciniamo a determinate musiche in alcuni momenti della nostra vita e ce ne allontaniamo in altri. Non necessariamente perché quella musica abbia perso valore, ma perché può non corrispondere più allo stato che stiamo vivendo o a quello di cui abbiamo bisogno.
Forse è proprio questo uno dei motivi per cui, dopo migliaia di anni, continuiamo a produrre musica.
Non è soltanto qualcosa che accompagna la nostra vita.
È uno degli strumenti attraverso i quali interveniamo sulla nostra vita.
E forse possiamo spingerci ancora un po’ più avanti:
la musica è una delle tecnologie umane più potenti che abbiamo inventato per intervenire su noi stessi.
CODA
Una nostra collaboratrice ci fa notare una cosa talmente evidente che, mentre scrivevamo questo pezzo, non ci era neppure venuta in mente: esiste la musicoterapia.
Vale a dire che l’idea di utilizzare la musica non soltanto come intrattenimento, ma come strumento capace di intervenire sull’essere umano, è già entrata da tempo persino nell’ambito terapeutico.
Non dimostra naturalmente tutto quello che abbiamo sostenuto in questo intervento. Ma una cosa, forse, la suggerisce:
se abbiamo inventato la musicoterapia, evidentemente abbiamo già capito che la musica può fare qualcosa.

