Il prossimo 14 novembre 2026, al Peacock Theater di Los Angeles, Rick Rubin entrerà ufficialmente nella Rock & Roll Hall of Fame, nella categoria Musical Excellence, riconoscimento riservato ad artisti, musicisti, autori e produttori che hanno avuto un impatto particolarmente significativo sulla musica. La sua inclusione nella classe del 2026 era stata annunciata lo scorso 13 aprile.
E la cosa ci interessa particolarmente perché, guardando la carriera di Rick Rubin, emerge qualcosa che va molto oltre la storia di un produttore discografico di successo.
L’esperienza di Rick Rubin dimostra che nel mondo della musica, e probabilmente non solo, c’è qualcosa da capire che va al di là degli schemi e delle formule, e che funziona anche in situazioni radicalmente diverse.
Rick Rubin ha contribuito alla nascita e all’affermazione della Def Jam Records e dell’hip hop degli anni Ottanta, lavorando con LL Cool J, Run-D.M.C., Beastie Boys e Public Enemy. Contemporaneamente, però, produceva gli Slayer.
E già qui c’è qualcosa da capire.
Nel 1986 escono Raising Hell dei Run-D.M.C. e Reign in Blood degli Slayer. Due dischi appartenenti a mondi apparentemente lontanissimi. Dietro entrambi c’è Rick Rubin.
Ma andando avanti la cosa diventa ancora più evidente.
Rubin produce Blood Sugar Sex Magik dei Red Hot Chili Peppers, comincia una lunga collaborazione con Johnny Cash, lavora con Tom Petty, System of a Down, Audioslave, Metallica, The Strokes. E poi troviamo Adele, le Dixie Chicks/Chicks, Shakira e molti altri.
Hip hop. Thrash metal. Country. Alternative rock. Pop.
La stessa Rock & Roll Hall of Fame, presentandolo, mette in evidenza proprio questa straordinaria trasversalità: dai Beastie Boys e Public Enemy agli Slayer, fino ad Adele, Johnny Cash, Red Hot Chili Peppers e System of a Down.
A questo punto diventa difficile spiegare il risultato semplicemente dicendo che Rick Rubin conosce molto bene un genere musicale.
Deve conoscere molto bene qualcos’altro.
Ed è questo che ci interessa.
Perché normalmente, quando cerchiamo di capire perché qualcosa funziona, cerchiamo una formula. Un determinato suono, una determinata struttura, una determinata tecnica, un certo modo di registrare o di arrangiare.
Ma se la stessa persona riesce a contribuire in maniera significativa a opere realizzate da Johnny Cash e dagli Slayer, dai Beastie Boys e dai Red Hot Chili Peppers, quella competenza non può risiedere soltanto nelle caratteristiche specifiche di uno di quei linguaggi.
Deve esistere un livello più profondo.
Ed è qui che possiamo fare un’ipotesi.
Forse una parte di quel livello più profondo riguarda le emozioni.
Una canzone country e un pezzo thrash metal possono utilizzare strumenti, velocità, strutture, suoni e codici completamente differenti. Ma entrambi devono riuscire a produrre qualcosa in un essere umano.
Cambiano i mezzi.
Non necessariamente cambia il meccanismo umano sul quale quei mezzi agiscono.
E forse è proprio qui che entra in gioco l’inclusione.
Includere non significa rendere le cose uguali. Significa riuscire a riconoscere ciò che può avere valore anche quando assume una forma completamente diversa da quella che conosciamo.
Rubin non trasforma Johnny Cash negli Slayer. Non trasforma gli Slayer nei Beastie Boys.
Cerca di capire che cosa quelle persone stanno veramente cercando di esprimere.
Ed è qui che, secondo noi, entra in gioco la Macchina Vivente Rick Rubin.
Secondo noi Rick Rubin possiede una particolare sintonia che gli permette di riconoscere ciò che un artista sta realmente cercando di esprimere e, una volta individuato, di capire se quella direzione può funzionare e come valorizzarla.
Forse è proprio questa capacità che gli ha permesso di lavorare con mondi musicali apparentemente incompatibili.
Le formule appartengono ai generi.
Le emozioni appartengono alle persone.
E se impariamo a riconoscere ciò che sta sotto le formule, forse possiamo capire qualcosa che continua a funzionare anche quando cambia completamente il contesto.




