CBGB, Marquee, Astoria, Hammersmith Palais, Haçienda, Plastic sono nomi di locali che hanno fatto la storia, sia della musica che del costume, ma che oggi sono scomparsi, o quasi.
Perché luoghi carichi di storia, che sembravano veramente immortali perché attraverso di loro è passata la storia contemporanea, nel vero senso della parola, alla fine scompaiono?
Certamente la gestione di un locale, specialmente in un Paese come l’Italia, è una cosa di una certa complessità ed è quasi sempre un’attività affidata ai privati.
I locali pubblici sembrano essere un lavoro dei privati per i privati e, in questo senso, le istituzioni sono spesso latitanti: la cultura contemporanea viene riconosciuta molto più facilmente quando è già diventata storia che mentre sta cercando di nascere.
Andiamo velocemente ad analizzare alcuni dei locali menzionati.
CBGB — New York. Nato nel 1973, è diventato uno dei luoghi fondamentali del punk e della new wave newyorkese. Ha chiuso nel 2006 dopo una lunga disputa relativa all’affitto e al rinnovo del contratto della sede sulla Bowery.
Marquee Club — Londra. Nato nel 1958, dal 1964 trova la sua sede leggendaria in Wardour Street. Quella fase termina nel 1988, quando l’edificio deve essere abbandonato e Harold Pendleton lascia il club. Il Marquee continua altrove e il nome viene successivamente rilanciato più volte, ma nessuna delle incarnazioni successive riesce a ricostruire completamente ciò che era stato. [ndr: anche Dave Stewart ha provato a rilanciare il Marquee Club a Islington, ma è finito rapidamente in amministrazione nonostante buone vendite di biglietti.]
London Astoria — Londra. Chiude nel 2009. Non perché nessuno lo volesse più: l’edificio viene acquisito nell’ambito del progetto Crossrail e demolito per permettere la realizzazione della nuova infrastruttura ferroviaria.
Hammersmith Palais — Londra. Aperto nel 1919, attraversa quasi un secolo di musica e costume. Chiude nel 2007 e, nonostante i tentativi di salvarlo, viene destinato alla demolizione.
The Haçienda — Manchester. Dal 1982 al 1997 diventa uno dei luoghi fondamentali dell’acid house e della cosiddetta Madchester. Ha però enormi problemi economici e negli ultimi anni anche problemi legati alla criminalità. Dopo la chiusura l’edificio viene demolito e sul suo posto vengono costruiti degli appartamenti. Che, ironia della sorte, si chiamano Haçienda Apartments.
Plastic — Milano. Ha chiuso definitivamente nel 2025, dopo 45 anni di attività. Aveva persino dimostrato che un locale può sopravvivere alla perdita delle proprie mura: nel 2012 aveva cambiato sede continuando la propria storia.
Dal vissuto emerge quindi qualcosa che contraddice ciò che sembrerebbe intuitivo pensare.
Un locale non coincide con uno spazio.
Non coincide con quattro mura, con un indirizzo e, a quanto pare, non coincide neanche necessariamente con il proprio nome.
Dietro ogni locale capace di costruire una vera identità c’è una persona, o un gruppo di persone, che continua a farlo esistere.
Qualcuno sceglie chi far suonare e chi no. Qualcuno decide quale musica proporre. Qualcuno riconosce qualcosa prima che sia diventato famoso. Qualcuno rischia soldi, sbaglia, corregge, costruisce rapporti, seleziona persone e lentamente crea intorno a quel luogo una comunità.
Noi, per semplicità, queste persone le chiameremo i Papà.
Un caso interessante è quello del Plastic di Milano.
Il locale nasce nel 1980 da un’idea di Lino Nisi, presto sostituito dal fratello Lucio insieme al creativo e DJ Nicola Guiducci; negli anni intorno a loro si forma un gruppo di persone che contribuisce a costruire l’identità del Plastic. Da lì passano personaggi come Andy Warhol, Freddie Mercury, Keith Haring, Madonna e Grace Jones.
Lucio Nisi muore nel 2019. Il Plastic continua ancora per alcuni anni e chiude definitivamente nel 2025.
Questo non significa naturalmente che la morte di Nisi abbia provocato la chiusura del Plastic.
Significa qualcosa di più interessante: la storia di un locale non è soltanto la storia dell’edificio che lo contiene. È anche la storia delle persone che continuano a produrne l’identità.
Ma c’è un altro elemento.
Molti luoghi che producono nuova cultura riescono a nascere e svilupparsi proprio dove, in quel determinato momento, esistono spazi che hanno perso valore o funzione: vecchi edifici industriali, magazzini, zone marginali, immobili riconvertiti, quartieri nei quali è ancora possibile permettersi di sperimentare.
La Haçienda, per esempio, nasce all’interno di quello che era stato l’International Yacht Showroom di Manchester.
Ed è qui che può innescarsi un meccanismo quasi paradossale.
Arrivano persone creative.
Aprono locali.
Arrivano musicisti, artisti e pubblico.
La zona comincia ad essere frequentata.
Nascono altre attività.
Il quartiere acquista interesse.
L’interesse produce valore.
E aumentando il valore cambiano gli affitti, arrivano nuovi residenti, nuovi investimenti, nuove esigenze e nuovi utilizzi dello spazio.
Il luogo che ha contribuito a rendere desiderabile quella zona può quindi diventare incompatibile con la zona che ha contribuito a creare.
È uno dei meccanismi associati a ciò che oggi chiamiamo gentrificazione, anche se sarebbe sbagliato utilizzarlo per spiegare la fine di tutti questi locali. L’Astoria, per esempio, scompare per un’infrastruttura ferroviaria; il CBGB per una vicenda immobiliare e contrattuale; la Haçienda aveva enormi problemi economici e di sicurezza. Le cause immediate sono differenti.
Ma sotto queste storie diverse sembra emergere qualcosa di comune.
Un locale esiste dentro uno spaziotempo.
Ha bisogno delle persone giuste, di un luogo possibile, di determinate condizioni economiche, di un pubblico, di una cultura, di una città che in quel momento gli permetta di esistere.
E soprattutto ha bisogno di qualcuno che continui a prendersene cura.
CODA: Noi vediamo un locale, ma ciò che lo tiene in vita è un sistema in gran parte invisibile.




