A Roma un ragazzo di 13 anni ha preparato l’aggressione alla propria insegnante, si è presentato a scuola con coltelli e spray urticante e ha tentato di trasmettere online l’aggressione mentre la compiva. L’insegnante è stata ferita e un altro studente è intervenuto per fermarlo. >>>
Non sappiamo ancora che cosa abbia realmente prodotto questo comportamento, ma quello che ci interessa qui è tutt’altro: il risultato che deriva dal comportamento.
Qual è la realtà?
Da una parte c’è una professoressa.
È una persona che lavora per insegnarti qualcosa. Può sbagliare, può essere antipatica, può darti un voto che ritieni ingiusto. Ma il rapporto reale rimane questo: quella persona è lì, fra le altre cose, per contribuire alla tua formazione.
Dall’altra parte c’è uno schermo.
Ci sono follower, visualizzazioni, chat, persone che guardano, commentano, approvano, provocano, sfidano. Anche quello è reale. Sarebbe sbagliato dire che il mondo digitale è finto.
Il problema è che i due tipi di realtà non producono necessariamente conseguenze della stessa grandezza.
Una visualizzazione dura un istante. Un like può essere dato gratuitamente, per gioco o può essere ironico: non sai che cosa c’è nella testa di chi te lo regala, e a lui fisicamente costa soltanto l’energia necessaria a muovere un dito.
Una coltellata può cambiare definitivamente la vita di chi la riceve e di chi la dà.
Ed è forse qui che compare una delle questioni più difficili del nostro tempo: riuscire a mantenere la proporzione tra il riscontro che riceviamo e il prezzo reale delle azioni che compiamo per ottenerlo.
Perché mille persone che guardano una cosa non rendono quella cosa mille volte più giusta, più importante o più utile per la nostra vita.
E soprattutto il riscontro del web possiede un effetto collaterale paradossale: può darti immediatamente la sensazione che quello che stai facendo abbia un enorme significato, ma il meccanismo della civiltà dovrebbe soprattutto insegnarci che non puoi fare come ti pare semplicemente perché hai una sensazione, e se lo fai ne dovrai pagare le conseguenze, perché le conseguenze rimangono a te.
Secondo noi tutti agiamo anche cercando di comunicare qualcosa che sentiamo al nostro interno e, inevitabilmente, cerchiamo una risposta.
Ma qui nasce un’altra possibile distorsione.
Un Presidente degli Stati Uniti, un artista davanti a centomila persone e un ragazzo romano davanti ad alcune persone collegate a una diretta possono avere qualcosa in comune: compiono un’azione sapendo che esiste un’audience che reagirà.
Ma questa somiglianza può essere ingannevole.
Perché non hanno lo stesso potere, non dispongono degli stessi strumenti, non possiedono le stesse risorse e soprattutto non sono protetti nello stesso modo dalle conseguenze delle proprie azioni.
Il riscontro può sembrare simile: qualcuno guarda, qualcuno commenta, qualcuno approva.
La realtà che viene dopo può essere completamente diversa.
Secondo quanto emerso dalle indagini, il profilo principale del ragazzo aveva più di 4000 follower, ma durante l’azione le persone collegate alla diretta sarebbero state non più di quattro.
Quattro persone possono guardarti attraverso uno schermo.
Ma quando spegni lo schermo, sei tu che rimani nella tua vita.




