Stanco di queste menate
Stanco di questo modo che avete di dare carta bianca,
Stanco di queste scale che c'è chi scende e c'è chi sale,
Non c'è una cosa che potrei dirti senza apparire banale,
Non c'è un gesto che mi sia consentito fare,
Ora che il tuo amore è morto.
Ma vorrei riuscire a ricordare come ti chiami,
Potrebbe aiutarmi a ricordare come mi chiamo io,
E faccio fatica a parlarti…
Non ce la faccio a rincorrerti…
Dove spiegare, spiegare, spiegare
Cercando di essere convincente
Dover recitare, Hay,
Facendo lo slalom tra il già detto, l'indicibile e la sciocchezza
Uff, Come sono stanco
Come sono stanco di queste menate…
Della serie “da dove veniamo”. Stavamo rivedendo questa vignetta di Andrea Pazienza e abbiamo pensato: quanto dobbiamo ad Andrea Pazienza? E quanto dobbiamo anche al suo spaziotempo?
Andrea Pazienza è stato uno dei più importanti e innovativi autori del fumetto italiano. Nato nel 1956, arrivò a Bologna nel 1974 per frequentare il DAMS e fu proprio nella Bologna del Movimento del ’77 che prese forma una parte fondamentale del suo linguaggio artistico. Nel 1977 cominciò a pubblicare Le straordinarie avventure di Pentothal, opera nella quale la realtà di quei giorni entrava quasi direttamente nel fumetto. Treccani
Anche se aveva solo 21 anni Pazienza non nasce dal Movimento del ’77. Aveva già talento, formazione artistica e una propria storia. Ma certamente il suo lavoro non è esente dalle influenze del ’77, secondo noi Pazienza e il Movimento del ’77 bolognese finiscono per appartenere profondamente allo stesso spaziotempo.
Il Movimento del ’77 era estremamente eterogeneo e politicamente complesso — quindi non ci interessa trasformarlo in un blocco ideologico, lasciamo la cosa agli storici e ai politologi, che ci stanno provando da anni — ma possiamo dire che al suo interno c’era una fortissima spinta alla sperimentazione: radio libere, nuove forme di comunicazione, linguaggi non convenzionali, musica, grafica, riviste, ironia, contaminazione tra vita quotidiana e produzione culturale. Per esempio Rai Cultura descrive proprio quella stagione come caratterizzata dalla ricerca di nuove forme di comunicazione e linguaggi e da una forte attenzione alla soggettività individuale. Rai Cultura
Ma quelle caratteristiche le vediamo materializzarsi nel lavoro di Andrea Pazienza.
In Pentothal rompe la narrazione tradizionale, mescola autobiografia, realtà, sogno e cronaca; linguisticamente mette insieme italiano, slang urbano, dialetti, neologismi e nonsense; graficamente cambia stile secondo ciò che deve raccontare. Nel marzo 1977 arrivò perfino a sostituire delle tavole già preparate per inserire nella storia ciò che stava accadendo in quei giorni a Bologna.
Nel suo lavoro, vediamo quindi il non limitarsi a utilizzare i linguaggi disponibili, ma sentirsi autorizzati a modificarli, contaminarli e, quando non bastano, inventarne altri.
Ed è proprio a questi meccanismi che dobbiamo molto di ciò che siamo e di ciò che stiamo facendo qui oggi.
CODA: Treccani definisce Pazienza addirittura il «cantore» del ’77 bolognese.
Post After Linked – il seguente link è stato integrato in data successiva alla pubblicazione del presente post: Leggi anche → Il 77 a Roma




