Secondo noi da un certo punto in poi, ogni generazione è, in un certo senso, una generazione di confine.
Più precisamente dal momento che la tecnologia ha aumentato notevolmente la sua velocità, ciascuna generazione, prima o poi, si trova a vivere un passaggio, un punto di svolta — anche perché in alcuni casi è segnato da un nuovo decennio, in altri da un nuovo secolo, o da una guerra, da una crisi o da una scoperta innovativa.
Per tutte le generazioni di confine, il nodo centrale è sempre lo stesso: diventare consapevoli di essere testimoni di uno scatto cognitivo, di un cambiamento di portata epocale che nel micro o nel macro diventa uno spartiacque tra il prima e il dopo.
E questa condizione di testimoni li porta naturalmente ad evolversi, consapevolmente o meno, proprio in quanto testimoni.
Se pensiamo ad oggi, Internet, i cellulari, i social hanno reso quasi istantaneo ciò che prima richiedeva anni — a volte secoli.
Ma a chi da sempre vive in prima persona questa accelerazione, sfugge il reale valore di ciò che ha tra le mani, semplicemente perché fa parte della sua realtà, non ha un paragone.
Ecco perché vogliamo parlare di una Generazione di Confine molto speciale: quella di chi è nato insieme alla televisione.
È la generazione che, più delle altre, porta dentro di sé almeno due mondi.
Viene da un passato in cui si viveva senza l’influenza costante dei mezzi di comunicazione di massa. La radio c’era già, certo, ma la vera svolta nella comunicazione di massa comincia con le immagini della televisione.
Più tardi è arrivato Internet. Poi il cellulare.
E nel frattempo questa generazione ha visto nascere — e quindi dominare — i mezzi di comunicazione che oggi sembrano normali a tutti.
Chi è nato prima non è cresciuto con questi strumenti, e spesso li ha vissuti come qualcosa di estraneo.
Chi è nato dopo li ha trovati già pronti, e li ha accolti come naturale estensione della propria vita.
In mezzo, c’è questa generazione di confine:
la prima e l’ultima in grado di comprendere davvero la differenza tra il prima e il dopo, di focalizzare il “senza” e il “con”, di capire il vero valore di alcune cose che molti oggi danno per scontate — e che altri non riescono nemmeno a vedere.
A questa generazione vogliamo dedicare la nostra attività.
Perché, come tutte le generazioni di confine, ma forse più delle altre, porta con sé una responsabilità unica: custodire e trasmettere il senso del suo vissuto.
Una finestra irripetibile dello spazio-tempo l’ha resa testimone insostituibile di un mondo che ha funzionato in un certo modo e che aveva il suo significato.
Quel significato oggi è ancora vivo, annidato nelle pieghe del presente — ma ormai è comprensibile solo a chi l’ha vissuto in prima persona, o a chi ha la lucidità di studiarlo con onestà.
Ma il tempo passa, e tutto scorre.
E in qualche modo, resta solo ciò che vivi in prima persona.
SuperTrigger vuole essere un omaggio a questa Generazione di Confine.
Post After Linked — il seguente link è stato integrato in data successiva a quella di pubblicazione del presente post: Leggi anche → Lingua nuova?.
La musica fa parte dell’esperienza. riprendi a leggere





