Derca, Jamaica, Corca, quando una lingua si contrae per andare più veloce! Ma cosa hanno in comune queste tre parole?
Fanno parte del cosiddetto romanesco contratto. Praticamente una nuova lingua.
Negli ultimi decenni, anche se l’italiano standard continua a derivare in gran parte dal toscano, varie parole ed espressioni romanesche sono entrate sempre più nella lingua parlata, soprattutto grazie al cinema, alla televisione, a un certo tipo di comicità, e più recentemente grazie ai social e ai meme. E oggi il romanesco è decisamente presente nell’italiano per quanto riguarda il lessico colloquiale.
E nella logica della contaminazione, dell’ibridazione, abbiamo menzionato all’inizio quelle parole in romanesco contratto per parlare del fatto che, per una necessità di velocità nella comprensione delle cose, inevitabilmente le parole “correnti” perdono pezzi, si contraggono.
Questo fenomeno non è affatto isolato. In linguistica esistono molti esempi di lingue che, nel contatto tra gruppi diversi o nella comunicazione rapida, tendono a semplificarsi, a “mangiarsi” parti delle parole. Un caso molto noto è il cosiddetto Broken English: una forma semplificata dell’inglese utilizzata quando parlanti di lingue diverse cercano di comunicare rapidamente. [la canzone “Fit but you know it” è un buon esempio, perché è in inglese ma in quanti sono in grado di seguire il testo?] Il meccanismo è sempre lo stesso: riduzione, contrazione, eliminazione di ciò che non è strettamente necessario alla comprensione. In altre parole, la lingua si adatta alla funzione. Da un lato si guadagna velocità, dall’altro si crea un codice che resta pienamente comprensibile solo a chi è dentro quel contesto.
Il Codice QQ
Ma poi, facendo delle ricerche — diciamo di tipo quasi “archeologico” — abbiamo scoperto che esisteva già il Codice QQ, che contiene una forma di romanesco utilizzata a Roma nella zona sud-ovest già alla fine degli anni Settanta [1977 +o-].
MANACA → Ma n’hai capito ‘n cazzo
MANUNCA → Ma nun cacà er cazzo
ERCA → Er cazzo
BREGA → Er cazzo che te se frega
STOCA → Stocazzo
CORCA → Cor cazzo
BULA → Er cazzo che te se ‘ncula
E qui entra in gioco una delle dinamiche più interessanti delle lingue: spesso ciò che sembra una invenzione nuova è in realtà una riemersione di qualcosa che esisteva già. Le lingue funzionano per cicli, per trasformazioni spontanee, per adattamenti continui. Quando un gruppo di persone condivide contesti, abitudini e ritmi simili, tende naturalmente a creare scorciatoie linguistiche. Non serve un piano: basta la necessità di capirsi al volo.
Ed è qui che il discorso torna al punto di partenza. Le lingue non sono oggetti fermi.
Sono organismi vivi. Si contraggono, si deformano, si contaminano, cambiano velocità a seconda di chi le usa e di cosa deve fare con esse. Alla fine ci vorrà il tempo che ci vorrà, ma una cosa è inevitabile: la lingua cambia sempre.
E spesso cambia proprio nei luoghi in cui qualcuno prova, magari senza saperlo, a renderla più veloce.
P.S. Ci piacerebbe invitare tutti a mandarci altre parole di questa nuova lingua, ma per il momento la comunità è ancora chiusa e non ha significato pubblicare contributi anonimi.
Approfondimento postumo — il seguente testo è stato integrato in data successiva alla pubblicazione del presente post: per quanto riguarda le pubblicazioni “anonime”, lo staff può pubblicare materiale mantenendo coperta la privacy di chi lo pubblica, ma in quanto garanti della qualità dei contenuti, lo faremo sulla base della qualità della fonte [che necessariamente sarà un iscritto al sito].




