Recentemente in TV abbiamo visto un servizio sulla mostra di Leonardo a palazzo della Cancelleria che continua.
Abbiamo pensato, ma quanto dura questa mostra? Avevamo avuto notizia della mostra, parecchio tempo fa…. allora indaghiamo e…. è stata inaugurata nel 2009, era stata annunciata inizialmente come mostra temporanea, con chiusura prevista il 30 aprile 2010; invece è ancora lì nel 2026, dopo oltre sedici anni.
Approfondiamo e apprendiamo che quando la mostra arrivò a Roma nel 2009, il comunicato di presentazione riferiva che le precedenti tappe in Germania e a Vienna avevano superato le 60.000 presenze in pochi mesi.
Al momento non troviamo numeri complessivi per Roma, ma il fatto che una mostra nata come temporanea sia ancora aperta sedici anni dopo è già di per sé significativo.
E come sempre dà da pensare che una persona che ha vissuto senza tutta una serie di apporti tecnologici sia riuscito a raggiungere determinati obiettivi, ed è probabilmente questo che tutti cercano di scoprire: il segreto di Leonardo, come ha fatto?
E siamo di parte, perché come si può capire facendo se un giro nel nostro sito, Leonardo è uno dei nostri “Gravity Agents”, principalmente la cosa che ci ha insegnato è la stessa che poi abbiamo ritrovato anche in altre situazioni: la realtà ha una grande complessità, e non devi accettare quello che ti si presenta a scatola chiusa, devi sempre andare a cercare di capire.
Il suo approccio che è quello vincente, si capisce anche semplicemente dalla definizione che lui dava di se stesso, cioè come si legge nel codice Atlantico lui si definiva, “omo sanza lettere”.

Ma perché si definiva così?
Leonardo non aveva ricevuto la formazione umanistica tradizionale riservata agli uomini colti del suo tempo: conosceva poco il latino e non aveva studiato sistematicamente i grandi autori classici. Per questo poteva essere considerato, e poteva considerarsi, un «omo sanza lettere».
Ma Leonardo rovescia quello che poteva sembrare uno svantaggio. Nei suoi scritti polemizza con coloro che fondavano la propria autorità soprattutto sulle parole degli autori del passato e rivendica invece il valore dell’esperienza, che arriva a definire «maestra de’ loro maestri».
In altre parole, se non poteva affidarsi completamente ai libri e alle autorità riconosciute, doveva guardare le cose, osservarle, verificarle e cercare di comprenderne direttamente il funzionamento.
Sulla base di questo approccio, potremmo definire Leonardo un rivoluzionario? Una specie di terrorista che rifiutava il passato?
Al contrario. Noi pensiamo che facesse qualcosa di veramente molto normale, ma che soltanto chi possiede una certa apertura mentale riesce realmente a fare: riconoscere i propri limiti e provare a utilizzarli.
E potremmo autocitarci, tornando all’intervento Journey Inwards, dove abbiamo riportato una frase di Keith Richards:
«Penso che abbiamo avuto successo perché siamo riusciti a vedere i nostri limiti.»
In questo senso, Leonardo ha saputo trasformare quello che apparentemente era un limite in una libertà.
E alla fine Socrate non diceva: «Io so di non sapere»? E molti non hanno forse teorizzato, in forme diverse, la necessità di fare tabula rasa di ciò che era stato dato per acquisito?
Ancora una volta ci troviamo davanti a qualcosa che probabilmente vale più dei singoli esempi: sono le idee a fare la differenza. Ma perché possano farla, serve una visione capace di essere prima di tutto intellettualmente onesta.
N.B. Fare tabula rasa può essere sbagliato. Questo è un mondo in continuo divenire e probabilmente non esiste quasi nulla di veramente inattaccabile. Ma se qualcosa esiste, ci sarà un motivo per cui è arrivato fino a noi. E soprattutto quando parliamo di cose umane, le motivazioni che le hanno prodotte non scompaiono semplicemente perché altri umani decidono di ignorarle.
Mettere in discussione non significa cancellare. Significa cercare di capire prima di decidere cosa conservare, cosa modificare e cosa abbandonare.




