Stavamo risentendo Together di Dillinja, incluso nella raccolta My Sound (1993–2004): “Got Too Keep This scene Together – Got Too Keep This scene Together…”, parla di tenere insieme la scena [musicale], che tutti dobbiamo tenere insieme perché altrimenti da sola non ce la può fare. E abbiamo pensato: “se Dillinja fa un pezzo cantato, richiamando il suo pubblico a tenere insieme la scena, e lo fa a Londra, dove è nato il genere che performa [la drum & bass], e dove certamente ci sono i locali, e dove certamente c‘è un pubblico, immaginiamoci cosa potrebbe essere necessario dire e fare a Roma [che come sappiamo non ha i locali di Londra, e non ha il pubblico di Londra, e dove i giovani hanno una mentalità diversa rispetto a quelli di Londra] e immaginiamoci cosa può servire di dire e fare, nel momento in cui per esempio parliamo anche di un genere che non ha un pubblico di riferimento.
Quello precedente è un ragionamento volutamente forzato, perché è solo normale che l”intrattenitore” Dillinja parli in quel modo al suo pubblico, visualizzando lo stare in una scena, perché proprio mentre lo dice la sta facendo accadere, sta dicendo: io, voi, adesso, siamo la scena. Fa la sua parte, direbbe la stessa cosa davanti a 1 o a 1000 persone, lo direbbe a Londra come lo direbbe Roma.
Spesso capita che delle cose che incontriamo ne vediamo solo la superficie, mentre tutto riveste una determinata specificità e complessità, perché le realtà con le quali ci confrontiamo sicuramente emergono da un processo evolutivo che potrebbe essere stato anche lunghissimo, è per questo che “Insieme“ è una parola magica, in quanto servono molteplici punti di vista e le cose che possono essere realizzate in modo completamente solitario/autonomo sono praticamente inesistenti. Anche il respiro, che sembra l’atto più autonomo, ha bisogno di qualcosa di aggiuntivo per funzionare: ha bisogno dell’aria, e di un corpo efficiente. Il bisogno di fare riferimento a qualcosa di esterno a noi nelle cose della vita, è testimoniato dal numero di brani che parlano di condivisione: Together di Ray Henderson, Together Forever di Rick Astley, Let’s Spend the Night Together dei Rolling Stones, Join Together di The Who, Someday We’ll Be Together delle Supremes, Together Again di Ray Charles, We’ll Be Together di Sting…. e se menzioniamo gli italiani: Insieme di Mina, Se stiamo insieme di Riccardo Cocciante e Mogol, Il mondo insieme a te di Max Pezzali, Insieme di Pupo, Insieme a te di Ornella Vanoni e Mario Lavezzi. Sembra che per fare le cose in modo corretto, abbiamo bisogno degli altri, e a questo punto come non menzionare With a Little Help from My Friends canzone dei Beatles, brano scritto appositamente per Ringo Starr [per lui da cantare] per l’album Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band del 1967, che celebra la forza dell’amicizia e il conforto che essa può offrire, sottolineando come il sostegno reciproco sia fondamentale per affrontare le sfide della vita, canzone che poi è stata riproposta l‘anno successivo da Joe Cocker, e che ha dato il nome al suo album di debutto, e divenne un successo nel 1969, raggiungendo la vetta della classifica dei singoli del Regno Unito, e diventando anche un inno per l’era di Woodstock.
Quasi tutto per essere eseguito va fatto in un determinato contesto di risorse e di conoscenza, e se tu non hai queste risorse e questa conoscenza, potrai ancora cercare di eseguire le cose insieme ad altri, che ti forniranno tali risorse e conoscenza, ma a quel punto diventa veramente importante sapersi muovere insieme con gli altri.




