Una volta avevamo una conoscenza.
Era un tipo strano, non si riusciva a capire che tipo di problema avesse.
Poi, un bel giorno, parlando con amici comuni, abbiamo constatato che erano diverse settimane, se non mesi, che nessuno lo sentiva.
A quel punto, nel vortice della tematica, abbiamo scoperto che quasi tutti i presenti, chi più chi meno, si erano stancati di proporgli delle cose alle quali poi lui puntualmente non aderiva. Una dinamica che in qualche modo, trovava conferma anche da parte nostra.
Successivamente incontriamo un suo parente, gli chiediamo notizie e che viene fuori?
Già da un po’ avevano ereditato delle somme di denaro.
A quel punto la cosa è diventata interessante, perché ci ha consentito di fare un’analogia.
Ci è venuto in mente che anche nella vita di tutti i giorni esistono situazioni capaci di modificare il nostro rapporto con il tempo e la realtà.
Per esempio, quando un’innovazione tecnologica abbatte o elimina determinati tempi tecnici, rendendo disponibile il tempo che prima dovevamo dedicare ad altre attività. Pensiamo all’invenzione di certi elettrodomestici. [lavatrice, cellulare…]
I due fenomeni non sono equivalenti, ma l’analogia rende evidente che, anche senza ereditare del denaro o vincere al Superenalotto, possono verificarsi situazioni che modificano profondamente il nostro rapporto con il tempo.
Ereditare una somma consistente può essere anche pericoloso.
Improvvisamente, un individuo potrebbe non avere più la necessità di fare determinate cose e, di conseguenza, perdere alcune delle motivazioni che lo spingevano ad agire.
Ma se si rendesse conto che molte delle cose che fa le fa proprio perché ha una motivazione, forse il suo approccio sarebbe diverso.
Mi ricordo di mia madre, buonanima, che è andata in pensione molto giovane. Appena ne ha avuto la possibilità, ha smesso di lavorare.
E per parecchi anni ha continuato a ripetere:
«Ma come ho fatto a svegliarmi tutti i giorni a una certa ora, attraversare la città e andare a lavorare? Non so come ho fatto. Oggi non sarei in grado!»
Mentre scriviamo, ci rendiamo conto che stiamo insistendo sulla scia dell’intervento di Admineic, Sleepwalking, dell’altro ieri.
Quello che ci sentiamo di aggiungere, pensando al caso di questo intervento, è che la motivazione è tutto.
Naturalmente non possiamo sapere con certezza perché la nostra conoscenza si sia isolata, apparentemente senza motivo.
Ma la sua vicenda ci ha fatto riflettere.
Se capitasse a noi di vincere una cifra consistente, una bella cifra, se fosse una cifra tale da vivere in autonomia, probabilmente nel momento in cui il nostro lavoro è insoddisfacente, ci licenzieremmo, poi finalmente ci leveremmo alcuni sfizi, ma una volta che ce li siamo levati, poi che si fa?
Altri sfizi, 🙂 altri desideri. E poi…?
Ci sono anche possibili effetti collaterali.
Magari non puoi dire in giro che hai ereditato del denaro, perché cominci a sospettare di chi ti è vicino:
perché lo fa? Gli interessiamo veramente? Oppure lo fa soltanto per i soldi?
Magari incominci a inventarti delle storie per spiegare la provenienza di alcuni oggetti.
E poi ci sono i sensi di colpa, potenzialmente molto pericolosi:
«Adesso i soldi ce li abbiamo. Non dobbiamo più lavorare. Possiamo trasformare i soldi in quasi tutto. Non ci sono più scuse. Dobbiamo concludere qualcosa.»
Pensiamo che quest’ultima dinamica possa diventare un peso molto difficile da sostenere da soli, soprattutto se nel frattempo si è cominciato a non fidarsi più di nessuno.
Senza parlare del fatto poi che quasi tutto è allenamento, e quando non hai più una spinta a fare cose difficili o faticose, inevitabilmente non le fai più.
Ancora una volta, l’approccio mentale e la cultura fanno la differenza.
Perché in situazioni come queste i rischi possono essere molto alti.
Tra tutti, quello di consumare il colpo di fortuna che si è ricevuto e ritrovarsi, a quel punto, in una situazione mentale molto oscura, soli senza punti di riferimento.




